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ELECTRIC DRAGON 80.000 VOLT
Regia-Sogo Ishii Anno di Produzione-2000-JP Cast-Tadanobu Asano, Masatoshi Nagase
Un bambino giapponese si arrampica imprudentemente su un traliccio dell’alta tensione e viene colpito in pieno da un fulmine….sopravvissuto al terribile incidente il giovane bambino viene perseguitato da disturbi della personalità e scoppi improvvisi ed incontrollabili di violenza, sviluppa inconsapevolmente una forte affinità con il mondo dei rettili e nondimeno una spettacolare padronanza con l’energia elettrica….Gli anni passano, ora il bambino è cresciuto ed è un giovane di 20 anni…vive a Tokyo è ancora affetto dalle crisi di violenza e sprigiona una maggiore quantità di energia elettrica ad ogni sua “scarica” di collera, tanto che ha dovuto attrezzare il suo mini-appartamento con una giaciglio-branda-di-contenzione con tanto di catene per contenersi !!!! Tenta anche la carriera da boxer ma infruttuosamente. L’unico modo per quietarsi quando sopraggiunge una “scarica elettrica”è afferrare la sei corde e cimentarsi in assoli disarmonici e assordanti…Morrison Dragon Eye questo è il nome dell’elettric-boy è un detective di rettili smarriti e utilizza la sua dote pressoché unica per ritrovare i rettili di facoltosi padroni/e….Entra in scena “l’antagonista” principale (ed unico) di Morrison, il malefico e “scosso” Thunderbolt Buddha un antennista????!!! megalomane armato di congegni elettronici, sempre in cerca di un avversario con cui cimentarsi che subito non disdegnerà uno scontro di circuiti con il temibile “Pistolero dei cellulari”…. In seguito Thunderbolt Buddha cercherà in ogni modo di provocare e sfidare il Dragone Elettrico, convinto ossessivamente di essere l’unico degno di padroneggiare l’energia elettrica, riuscirà nel suo intento e l’intera città sarà travolta dallo scontro tra i due, sconvolta da uno scontro violentissimo e elettrizzante…
Sogo Ishii ci confeziona un’opera davvero indigesta, violenta, enfatica, surrealista, rumorosa, ipercinetica ma terribilmente interessante.
Electric Dragon 80.000 V è una discesa cyber-gotica nell’elettropia post punk più scura, che si protrarrà per 55 minuti, un meraviglioso affresco metropolitano sparato senza compromessi.
la pellilicola è probabilmente da considerarsi uno stimolante esperimento cinematografico (per altro riuscito in pieno), ricalca per diverse analogie il tanto citato e noto “TETSUO” di Shinya Tsukamoto, anche se “concettualmente” l’opera si distanzia notevolmente da questo ultimo, ciononostante ho notato alcune analogie tra le due opere :
-Ambedue le prove visive non si avvalgono dell’ archètipo dei dialoghi, sono praticamente ed essenzialmente film muti, dimostrazione più che evidente che un movie che non pone particolare enfasi sulla parola, può non risultare inorganico. Sogo Ishii dunque, infrange il convenzionale e aiutandosi con sovraimpressioni sulla pellicola sentenzia e delimita una dimensione di rimando all’epoca del cinema silenzioso.
Semplicemente in Electric Dragon 80.000 V solo le vibrazioni elettriche hanno il diritto di parola.
-Ambedue le prove sono in bianco e nero, scelta che influisce direttamente sulla pellicola, diventa elemento portante dell’intera struttura, assumendo un ruolo monumentale e conferendo ad ogni immagine di neo-Tokyo una potenza di espressione evocativa enorme. -Entrambi i “cortometraggi” pongono particolare enfasi sulla metamorfosi e sullo scontro fra i due antagonisti e infine, ma ciò non di meno importante, ambedue le opere vengono supportate da una colonna sonora da olocausto industriale, assordante e dissonante. (l’assordante colonna sonora di Electric Dragon 80.000 V è opera della band dello stesso Asano i Mach 167) L’opera visiva -epico-anarchica- di Ishii esplora ancora più in profondità il concetto di surrealismo round-breaking che Tsukamoto aveva perfettamente delineato con Tetsuo. Con una maestria cinematografica non indifferente, Ishii urta ripetutamente lo spettatore,gli pone davanti una pellicola bizzarra, psicotica, fondamentalmente “semplice” per struttura narrativa, ma con uno schema di alimentazione apparentemente illogico.
Piacevolmente travolti senza opporre resistenza da una trama assolutamente vibrante e eclèttica, anche se a tratti si ha il chiaro sentore di trovarsi di fronte ad un quadro seminale-astratto sprovvisti di una esauriente chiave di lettura, stiamo navigando nel cyber fantasy di una visione estetica non troppo dissimile a Tetsuo.
Veramente pregevoli alcune scelte “dispari” di regia, la camerawork è rabbiosa, frenetica incessante e martellante, elargisce punizioni regalando fredde visioni apocalittiche quando si sofferma su Thunderbolt Buddha, che pare un cyber fantasma forse un riferimento ieratico ? Azzeccati gli effetti ottici e sopratutto in tema, Megalitico anche lo scontro finale sprovvisto di voli pindarici ma carico di convincenti e rabbiose mosse ad alta tensione. Le prove di Tadanobu Asano (nei panni di Dragon Eye Morrison) e Masatoshi Nagase (in quelli di Thunderbolt Buddha, sono entrambe particolarmente efficaci, Si alternano senza sosta sullo schermo ipnotizzando e illuminando la pellicola,che altro dire se non….
“LUI CONDUCE L’ELETTRICITA’ !!!! COMUNICA CON I RETTILI !!! LUI E' L'UOMO"
!!!!