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(M)e (T)he (P)hantasma
Perchè è uno spirito libero e selvatico, e non aspetta i tuoi comodi. Ed è un attimo, e la vedi che si allontana nella foresta. Per sempre. E ti ritrovi a guardare una radura vuota, perchè l'attimo è passato. E tu non sei stato sufficientemente bravo a coglierlo, e l'hai fatta scappare. E non te ne sei nemmeno accorto. Sarà la stagione, il vento freddo ed il cielo coperto. O il blocco alle auto che mi costringe in casa tutta la domenica con la colonna sonora di "Debiruman" sullo stereo. E allora via a rassettare la mia stanzetta, ed inevitabilmente riaffiorano anche i ricordi spostando le cose, la maggior parte dolorosi. E' un dato di fatto che una buona parte di ciò che conservo in casa mi ricordi J ed i 4 anni che abbiamo passato assieme, quasi. Questo prima che la sua rabbia ed insoddisfazione, la sua insofferenza per il mondo mi travolgesse e distruggesse la nostra storia. Ora lei fa la solita vecchia vita di sempre, quasi nulla è cambiato, ed è perennemente insoddisfatta e cupa. Ed io mi ritrovo a catalogare ad archiviare gli oggetti, le piccole cose, che mi ricordano di quando ci amavamo. O almeno di quando io l'amavo, perchè non mi sarà mai dato di sapere con certezza quanto lei veramente tenesse a me in effetti. Due dei tre orologi che posseggo me li ha regalati lei, e tutti, dopo la nostra chiusura si sono spaccati...compreso quello che mi era più caro ora..poi libretti di fotografie. I suoi biglietti di quando veniva a cucinarmi a casa mentre io ero al lavoro. Un modellino scala 1:400 di un Drago Non-morto (?-?) ancora imballato, da costruire, quasi a testimoniare il tempo che si è per sempre fermato congelando il mio futuro. Sono passati anni ormai, ma ancora la mia stanza è piena di riferimenti a J. Sono tanti 4 anni, si dividono un sacco di cose. Probabilmente il suo fantasma aleggerà per casa per molto, troppo tempo ancora. Ed io mi ritroverò a girare per le mani oggetti legati a lei, ed al ricordo nei nostri giorni felici, che resiste nonostante l'abbruttimento e la cattiveria di come è finito tutto. Bruciato nella rabbia e nell'insoddisfazione di J, nel suo odio per le cose e per se stessa che si rivolgeva contro di me mentre cercavo di aiutarla a star meglio. Mentre io annaspavo, mi agitavo cercando di tenere assieme dei cocci troppo piccoli, che mi scivolavano dalle mani e cadevano perdendosi. Anche a questo serve un freddo pomeriggio autunnale in casa. A ricordare, piccoli momenti piacevoli che sembrano lontani secoli ormai, ed altri orribili e dolorosi che ancora bruciano come ferite fresche in profondità nella carne. Senza potersi dare una risposta, a distanza di mesi, senza capire. Come e perchè sia tutto finito e distrutto. Ormai è solo una domanda retorica e priva di senso, che si perde in una casa vuota durante un pomeriggio solitario. Oggi non potevo fare altro che ricordare. Il vuoto, dentro e attorno a me. Stò assomigliando sempre di più a Winslow, il compositore maledetto protagonista di "Phantom of the Paradise" di Brian DePalma del '74. Chissa se anche io avrò un epilogo teatrale e d'effetto, shakespeariano, alla mia vita. Lo spero.